Skip to main content

Open data e diffusione accidentale di dati personali


Finchè gli avvertimenti e i suggerimenti del ICO e delle Associazioni a tutela del diritto alla riservatezza rimarranno inascoltati, continueranno verificarsi un numero crescente di gravi violazioni della legge sulla protezione dei dati.

Il 23 agosto, è emerso ad un Comune del Regno Unito è stata comminata una sanzione di 70.000 sterline per aver pubblicato online i dati personali di più di 2.000 residenti. Tale divulgazione non intenzionale e potenzialmente dannosa è stata, apparentemente, causata da una mancanza di consapevolezza dei pericoli connessi con la ‘disclosure’ di alcuni ‘data set’ senza una previa verifica se questi contenessero dati nascosti.

Da un po’ di tempo, circolano diverse relazioni che documentano fatti analoghi in relazione alla divulgazione involontaria di dati personali da parte di autorità pubbliche intenzionate a pubblicare i dati reputandoli anonimi o aggregati. 

Questi incidenti sono legati alle richieste di ostensione di informazioni nell’ambito della libertà di informazione, promosse, tra l’altro, dall’Agenda che il Governo si è data in materia di trasparenza (nell’ambito del UK Freedom of Information Act).
Il Garante del Regno Unito (lo ICO - Information Commissioner's Office), si è espresso su questo argomento ma, evidentemente, non in maniera abbastanza efficace né sufficientemente pubblicizzata (spesso per comunicare viene usato il blog del ICO, che viene letto soprattutto da addetti ai lavori).
L'ICO e le amministrazioni pubbliche devono affrontare quello che sembra essere un rischio serio e crescente di diffusione "abusiva" (ovvero non supportata da consneso o da obblighi di legge) di dati personali dei cittadini.

Tra l’altro, errori di divulgazione come questi integrano gravi infrazioni del Data Protection Act e possono essere puniti con sanzioni fino a 500.000 £.

L' ICO deve lavorare con il governo per offrire una consulenza diretta ai top manager, specie nell’ambito del NHS (dunque in ambito sanitario). 

Benchè ad oggi, questi errori nell'ambito del trattamento dei dati non sembrino aver portato a nuocere agli interessati le cui informazioni siano state compromesse, sembra che si tratti solo di una questione di tempo.

Queste le considerazioni di Jonathan Baines (Secretary-elect della NADPO - ) sul sito The Guardian. 

Comments

Popular posts from this blog

Sicurezza biometrica e legge: istruzioni per l'uso

Nel tempo si susseguono e si inseguono molte mode, alcune parole chiave e alcuni concetti che sono considerati sinonimo di novità, di miglioramento, di incremento della sicurezza. Tra questi concetti alberga a buon diritto anche la biometria. Oggi un lettore biometrico è sinonimo di maggior sicurezza, di avvenirismo e progresso. Come sempre, occorre capire  qual è l'oggetto della tutela  a cui presidio poniamo un sistema biometrico e sulla base della risposta a questa domanda, pensare se effettivamente la biometria rappresenti una soluzione e a quali condizioni. Molte realtà, non solo in ambito privato ma anche pubblico, stanno valutando la possibilità di adottare soluzioni di tipo biometrico. Cosa occorre fare per realizzare un sistema che sia efficiente (ovvero che consenta di perseguire le finalità per le quali i dati sono stati raccolti), ma anche necessario (ossia non mero frutto di suggestioni ma il risultato di un'adeguata ponderazione)? read more  on...

Peppermint 2 ... Logistep SA raccoglie, segretamente, gli IP degli user delle reti p2p

Il caso è nato dal fatto che, su incarico di alcune case discografiche (e non solo) Logistep SA ha iniziato ad acquisire, nell'ambito delle reti p2p, gli indirizzi IP degli user coinvolti nell'attività di file sharing . In seguito alla raccolta di queste informazioni venivano avviati procedimenti penali finalizzati alla conoscenza degli estremi identificativi degli user stessi (in virtù del diritto alla consultazione degli atti) e alla conseguente richiesta di risarcimento in ambito civilistico. Conseguendone l'elusione del segreto delle comunicazioni, applicabile senza eccezioni nel diritto privato, e che può essere sciolto soltanto nell'ambito di un procedimento penale. L'IFPDT (l'Autorità per la protezione dei dati nella Confederazione Elvetica) giudicando questa pratica abusiva, in particolare perché l'utente interessato non è a conoscenza del trattamento di dati personali, come invece esige la legge sulla protezione dei dati, chiede in una raccomandazi...

La privacy è un costo! Occulto?

Sulla risposta che molti addetti ai lavori conoscono bene quando devono convincere riluttanti Responsabili aziendali a mettersi in regola si è interrogato, sul numero di luglio della newsletter Crypto-Gram (la versione italiana curata dall'azienda Communication Valley è disponibile qui ), uno dei guru mondiali dell'IT Security: Bruce Sheiner. Sheiner parte da una constatazione che chi fa questo mestiere per professione non può che condividere: le aziende spendono i propri soldi mal volentieri per adeguarsi alla privacy (sia essa obbligo di legge o esigenza aziendale connessa con altre esigenze) semplicemente perché è costoso e una buona fetta di tale spesa viene assorbita dai meccanismi di conformità e non serve al miglioramento effettivo della privacy di nessuno . Sheiner spiega in modo convincente le ragioni che sottendono a questo modo di vedere la privacy: le entità a cui affidiamo i nostri dati spesso non hanno grandi incentivi per rispettarla. Un esempio su tutti...